Biologi della biodivesità

Il ruolo dei biologi è importantissimo, in tutti i campi. Nella nutrizione, nell’igiene e sicurezza degli alimenti, nei beni culturali, nell’ambiente. Provate a guardarvi intorno: tutto ciò che ci circonda deve essere protetto, dalle specie in via di estinzione alle opere d’arte.

La sensibilizzazione soprattutto verso i temi ambientali, oltre che della valutazione del rischio biologico e delle certificazioni, ha permesso l’inserimento nel mondo del lavoro di nuove figure professionali, con altissime conoscenze e competenze in questo settore. Ad esempio vi voglio parlare del lavoro dei biologi del Madagascar. Ho letto recentemente una notizia, apparsa sulla rivista Trekking, su dei biologi impegnati nella ricerca disperata di un fungo, il famigerato Batrachochytrium dendrobatidis, che attacca le rane.

Come sottotitolo c’era scritto: “Cercare una specie rara e non ritrovarla: questo sembra ormai divenuto l’incubo dei biologi in quanto il numero di specie viventi della Terra diminuisce con un andamento che alcuni ritengono addirittura irreversibile”. Il lavoro dei biologi in questo campo diventa sempre più importante per salvaguardare e proteggere gli habitat e le specie in via di estinzione. Alcuni biologi hanno messo a punto un indicatore, detto Indice Pianeta Vivente, fondato sui censimenti regolari della fauna e della flora nei cosiddetti hotspot, che ha dimostrato un capitombolo del 27% della biodiversità su scala globale tra il 1970 e il 2005.

I biologi della biodiversità

Certo il Madagascar rispetto ad altre realtà è molto peculiare: basta pensare da un lato alle rain forest di pianura, nella costa orientale, o alle foreste secche dell’Ovest, in parte compromesse dalla pratica tradizionale del tavy; e dall’altro al ritmo serrato con cui si scoprono specie nuove di vertebrati. Infatti, alle 144 specie di rane malgasce segnalate nel 1990 se ne sono aggiunte, dopo nemmeno vent’anni, almeno altre 100, inducendo i biologi a ridisegnare la rete di parchi adattandola ai nuovi, mutevoli, “pattern” di biodiversità.

Ma come si diventa Biologo ambientale?

Per facilitare l‟inserimento nel mondo del lavoro, il Biologo ambientale deve assicurare la sua formazione con corsi di perfezionamento e master universitari (data la mancanza di specifiche scuole di specializzazione nel settore) sia in Italia che all’estero, nonché il conseguimento di un dottorato di ricerca nell’ambito ambientale. Gli ambiti di impiego non mancano, ecco una piccola lista:

  • Agenzie provinciali per la protezione ambientale ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione Ambientale)
  • ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale)
  • VIA (Valutazione dell’Impatto Ambientale)
  • Studi professionali
  • ENEA (Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energie e l’Ambiente)
  • Enti e istituti di ricerca
  • Enti pubblici
  • Laboratori di analisi ambientale musei e mostre
  • Parchi e riserve naturali delle Regioni

Leggi anche La storia di El Jefe e il lavoro del biologo ambientale

0 commenti

Lascia un commento