Biologia forense

La storia del Novecento è costellata da grandi scoperte in ambito biologico. Pensiamo ad esempio al 1953: Watson e Crick, in quell’anno, completarono la risoluzione del DNA con la costruzione cristallografica, individuandone così l’epica struttura a doppia elica. I decenni successivi portarono a una così grande rivoluzione, tanto da riuscire a convogliare l’attenzione pubblica su un nuovo campo: l’indagine forense.

Negli anni Ottanta, infatti, il progetto “Genoma Umano” rappresenta il primo grande programma di big science che coinvolge per intero tutte le scienze biomediche: migliaia di scienziati, la maggior parte biologi e medici, in decine di laboratori sparsi in tutto il mondo, hanno identificato la sequenza completa di 3 miliardi di basi nucleotidiche che compongono il patrimonio genetico della specie umana.
Possiamo dire quindi che l’evoluzione della genetica forense è iniziata con lo studio delle variazioni genetiche umane: ovvero da quando si è potuto dimostrare che ogni soggetto differisce da un altro solo per lo 0,1% della propria sequenza genomica (detta: variabilità genetica inter-individuale).

Oggi grazie alle nuovissime tecnologie e alle scoperte scientifiche della biologia molecolare e genetica medica è possibile la tipizzazione genetica anche di poche cellule, come quelle che si trovano su oggetti sfiorati, o le identificazioni di numerosi campioni biologici realizzate in brevissimi tempi, come nel caso di disastri. Le analisi forensi del DNA sono fondamentalmente accertamenti comparativi fra profili genetici (per esempio il profilo della traccia biologica rinvenuta sul luogo del reato confrontato con il profilo dell’indagato). Gli esami identificativi genetico-forensi sono diretti analizzando DNA estratti da tessuti biologici (sangue, saliva, sperma, ossa, formazioni pilifere, tessuti bioptici, etc.) caratterizzando uno specifico set di 15-20 marcatori genetici polimorfici denominati STR (short tandem repeat) su autosomi.
Dal dicembre 2000, con l’introduzione di una nuova legge inerente la disposizione in materia di indagini difensive, detto anche “giusto processo”, la difesa può avvalersi dell’ausilio di laboratori specializzati privati per condurre in modo scrupoloso accertamenti relativi ad uno specifico caso. Per questo è sempre più importante il ruolo e la professionalità del biologo forense, figura fondamentale per gli studi legali, in grado di fornire un servizio qualificato di DNA Profiling e consulenza tecnica.

L’Ordine Nazionale dei Biologi istituisce e finanzia da anni la Scuola Permanente di Alto Profilo in Biologia Forense e corsi sia base che avanzati di alta formazione. Tra il 2 e il 3 maggio, si terrà il corso di “L’analisi dell’RNA messaggero in Genetica Forense: la natura della traccia”. Il corso propone e promuove la formazione dei biologi nel campo ancora poco esplorato dell’analisi dell’RNA messaggero nel campo forense. In particolare si tratta di un laboratorio sperimentale in quanto queste analisi non hanno ancora subito il vaglio definitivo della comunità scientifica e non possono definirsi validate per l’uso forense.

La storia ci ha visto tante volte protagonisti di grandi scoperte, ma il futuro può riservarci ancora tante sorprese.

2 commenti

Lidia

Molto molto interessante, sarebbe bello poter seguire questo corso di formazione a Palermo!

    Ermanno Calcatelli

    Ciao Lidia, puoi consultare il sito dell’Ordine, http://www.onb.it, per scoprire tutti i corsi di formazione previsti. Per qualsiasi dubbio la segreteria è sempre a tua disposizione.

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